COLLE SANTA LUCIA – Troppo bella per essere vera. La foto dello scorcio con la chiesetta e il monte Pelmo sullo sfondo è così perfetta da sembrare finta. Questo è il giudizio dell’intelligenza artificiale che ha respinto la richiesta di vendita di un’immagine del fotografo amatoriale Fabrizio Penso su una piattaforma specializzata. «Questa storia è surreale – afferma l’appassionato di Dolomiti – mentre cercavo di spiegare la veridicità dello scatto, un misterioso algoritmo accusava il mio lavoro di essere falso. All’inizio ho riso, ma poi ho riflettuto su quanto siamo nelle mani di forme di automazione sempre più diffuse, spesso senza possibilità di replica».
La Proposta Scartata
La vicenda inizia quando Penso, originario di Venezia ma residente a Padova, carica una foto di Colle Santa Lucia scattata al tramonto a fine agosto su una delle principali piattaforme di immagini stock. «Dopo poche ore – racconta – ricevo un verdetto inappellabile: scartata e non vendibile. Non ne faccio una tragedia, poiché la maggior parte degli algoritmi non considera la qualità “artistica” e il mio attrezzatore micro 4/3 è ormai un po’ datato. Ma il giorno dopo ricevo un’email con la motivazione ufficiale del rifiuto: la foto non è stata accettata perché chiudeva il flag “creato con IA”». Questo significava che l’algoritmo non aveva riconosciuto l’immagine come autentica, assumendo erroneamente che fosse generata artificialmente.
Reazioni e Riflessioni
Penso è rimasto senza parole, specialmente quando ha ricevuto due link educativi che spiegavano l’importanza di combattere le immagini false e di come la piattaforma stesse lottando contro la disinformazione visiva. Gli sono stati forniti consigli su criteri da seguire per pubblicare contenuti “artistici” creati con intelligenza artificiale. «Tutto molto edificante – dichiara – ma non ho utilizzato alcun software per migliorare l’immagine. Al massimo ho usato Capture One per lo sviluppo. Per l’algoritmo, Colle Santa Lucia non esiste; l’ho appena inventato io».
Il Confronto con l’Assistenza
Determinato a ottenere chiarezza, Penso decide di contattare il servizio clienti. Quando riceve una risposta, l’operatore si riferisce allo skyline di Colle con un secco: «Questo è chiaramente un paesaggio inventato e deve essere dichiarato come IA». La parola “chiaramente” ha colpito Penso. «Non discuto sulla composizione della mia foto. Il punto è che per il “censore” del 2026, Colle Santa Lucia non esiste» sottolinea.
La Resistenza del Fotografo
Nonostante la situazione, Penso non si arrende e presenta link e fotografie che dimostrano l’esistenza del panorama, compreso il sito dell’Associazione Turistica di Colle Santa Lucia. Tuttavia, il suo scatto viene comunque rifiutato con la motivazione che «la scena è stata costruita con IA e l’autore non lo ha dichiarato». La soluzione sarebbe stata semplice: ricaricare il JPG e contrassegnare l’immagine come falsa, ma Penso si rifiuta, iniziando a mettere in discussione le motivazioni dell’algoritmo. «E se pensasse che ho preso spunto dalla realtà per poi aggiungere elementi falsi?», si chiede.
Conclusioni di un’Avventura Surreale
A questo punto, il fotografo si arrende. «Avrei preferito un rifiuto più diretto del tipo “la foto non va bene, non te la pubblico”. Invece, questa incredibile avventura mi ha demoralizzato. Resta una domanda scomoda: se una macchina può decidere che un luogo reale non esiste usando parole come “chiaramente” e “completamente”, chi ha davvero l’ultima parola su cosa sia vero o falso?»
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