L’arte non è un semplice ornamento della vita, ma rappresenta uno dei modi fondamentali con cui l’essere umano costruisce mondi possibili, simula azioni e condivide emozioni. Questo tema centrale è esplorato nel nuovo libro di Vittorio Gallese, Il sé digitale, che emerge da cinque anni di studi e riesce a collegare neuroscienze, filosofia ed estetica in un discorso che va oltre le limitazioni della neuroestetica.
Una nuova visione dell’arte e della percezione
Gallese, professore di Neuropsicologia e Neuroscienze Cognitive all’Università di Parma e noto per la scoperta dei neuroni specchio, propone un’onto-fenomenologia dell’esperienza incarnata. Secondo lui, percepire, immaginare e agire non sono stadi separati, ma dimensioni interconnesse. Se i neuroni specchio permettono al cervello di reagire a stimoli visivi come se fossero esperienze reali, la barriera tra virtuale e reale si assottiglia, trasformando il corpo in uno schermo che media una varietà di esperienze.
La fiducia nel digitale
Nonostante l’apparente complessità di questo argomento, Gallese gioca un ruolo importante nel promuovere una fiducia nel digitale. Questa fiducia, tuttavia, non si basa né su una tecnofobia né su un entusiasmo acritico. Gallese riconosce invece all’arte contemporanea un potere contro-estetico capace di criticare l’omologazione della realtà, riaprendo il campo politico del possibile.
Il cambiamento nella ricerca e nella relazione umana
Un’interessante evoluzione del lavoro di Gallese dopo la scoperta dei neuroni specchio è il focus sulla relazione. Egli suggerisce che l’essere umano non abita solo il mondo fisico, ma crea anche immagini, racconti e mondi inesistenti che diventano parte integrante della sua esperienza quotidiana.
L’arte come forma di conoscenza incarnata
Gallese è convinto che l’arte rappresenti una forma di conoscenza incarnata. Quando ci troviamo davanti a un’opera d’arte, il cervello e il corpo iniziano a simulare gesti, movimenti ed emozioni. Questa teoria è supportata da studi sui tagli di Fontana e sulle rappresentazioni del dolore nei dipinti antichi, che dimostrano l’interazione profonda tra opera d’arte e osservatore.
Il ruolo critico dell’arte nella tecnologia
Qual è, dunque, la funzione dell’arte nel contesto attuale? Gallese sostiene che l’arte può esplorare criticamente i limiti e le possibilità della tecnologia. Essa diventa uno strumento di opposizione all’omologazione della realtà, capace di riaprire le porte a nuove possibilità. L’arte non è solo un riflesso della società, ma anche una voce critica nei confronti della stessa.
L’incontro tra scienze e discipline umanistiche
Purtroppo, le scienze e le discipline umanistiche rimangono spesso distanti. Ogni campo tende a difendere il proprio territorio, mentre un dialogo proficuo richiede tempo, studio e la volontà di abbracciare un approccio interdisciplinare. Gallese ha dovuto apprendere il linguaggio della storia dell’arte, dell’estetica e del cinema per favorire questo tipo di interazione, sottolineando quante poche persone siano disposte a correre il rischio di portare avanti le pratiche interdisciplinari.
Schermi e soggettività nell’era digitale
Nell’attuale contesto dominato dagli schermi, Gallese avverte che questi non sono interfacce neutre. Infatti, influenzano lo spazio corporeo, il coinvolgimento emotivo e la nostra percezione del mondo. La nostra esistenza si sviluppa in un ambiente ibrido, dove l’analogico e il digitale si intrecciano, trasformandoci constantemente. Il recente dibattito sulla soggettività dell’intelligenza artificiale (IA) mette in luce l’impatto che ha sulla nostra percezione e comportamento, mentre le istituzioni europee cercano di regolamentare questo settore attraverso l’IA Act.
La soggettività dell’IA: una riflessione
In merito alla domanda se l’IA possa possedere una soggettività, Gallese risponde negativamente. L’IA non può acquisire la soggettività umana poiché manca di corpo, esperienza e intenzionalità. La riflessione più pertinente che emerge è come noi, in quanto esseri umani, stiamo mutando in risposta al nostro continuo rapporto con algoritmi e piattaforme tecnologiche.
Informazioni sul libro
Il sé digitale. Dai neuroni specchio alla mediazione tecnologica, di Vittorio Gallese, conta 288 pagine ed è pubblicato da Raffaello Cortina, Milano, nel 2026, al prezzo di € 16.

