Il rischio di delegare il pensiero alla tecnologia
Smartphone, algoritmi e intelligenza artificiale hanno un ruolo predominante nelle vite quotidiane, in particolare tra i giovani. Questi strumenti non solo ci assistono nella selezione di video e notizie, ma corrono il rischio di sostituire il nostro pensiero. Ma cosa succede quando iniziamo a delegare il nostro ragionamento alle macchine?
In un’intervista con Repubblica, Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, avanza una provocazione che merita attenzione: «L’IA ci fa scemi». Pur non rifiutando la tecnologia, invita tutti a riflettere sui pericoli di un uso passivo e inconsapevole delle nuove tecnologie.
Crepet sottolinea che il vero problema è la nostra ricerca costante di soluzioni immediate. Vogliamo risposte pronte e contenuti personalizzati, il che ci porta a smettere di porci domande e di confrontarci con idee diverse. Questa tendenza non solo ci priva della capacità di prendere decisioni autonome, ma ci allontana anche dalla riflessione critica.
Inoltre, l’effetto dello scrolling infinito sui social media contribuisce a questo fenomeno, assorbendo ore del nostro tempo in stimoli rapidi e superficiali. Ne risentono le interazioni umane, la capacità di osservare il mondo e persino la noia, uno spazio spesso fertile per la creatività e le nuove idee.
La denuncia di Crepet si rivolge anche alle grandi aziende del settore tecnologico, colpevoli di sviluppare sistemi che monopolizzano il nostro tempo. La vera ricchezza mentale non si sviluppa subendo passivamente le scelte di un algoritmo, ma si nutre di esperienze reali, ostacoli e confronti umani che nessun software potrà mai sostituire.
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Riflessioni sulla comodità quotidiana e perdita di autonomia
Crepet critica anche abitudini che sembrano normali, come l’usanza di ordinare cibo a domicilio. Propone la provocazione di vietare tale comodità per coloro che non hanno ancora 35 anni, evidenziando il rischio che questa tendenza diventi immobilità.
Sullo stesso piano, l’uso dei cellulari da parte dei minori solleva interrogativi. Quando si parla di un possibile divieto ai ragazzi di utilizzare i telefoni prima dei 16 anni, Crepet risponde sarcasticamente con un “divieto di stupidità generale”.
Crepet esprime preoccupazione per la crescente delega delle attività umane alle macchine. Si domanda se sia davvero saggio permettere che scuole, ospedali e sport siano gestiti da robot, prospettando una possibile “monarchia digitale”.
Il controllo genitoriale e la perdita di autonomia
Ma la mancanza di autonomia non è dovuta solo alla tecnologia. Crepet critica i modelli educativi moderni che rendono i giovani meno capaci di affrontare difficoltà. Descrive i genitori che monitorano continuamente i propri figli come se fossero pacchi postali, privandoli di esperienze fondamentali.
L’iperprotezione, secondo Crepet, esprime una mancanza di fiducia e di libertà. Se un ragazzo non ha l’opportunità di sbagliare, difficilmente svilupperà la capacità di gestire frustrazioni e fallimenti, portando a problematiche future più gravi.
Educare alla fatica attraverso modelli ispiratori
Questa considerazione porta Crepet a fare un parallelo tra i giovani e i campioni sportivi come Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Mentre milioni di persone ammirano la loro disciplina e i sacrifici, molti genitori tendono a trattare i propri figli come se non fossero in grado di affrontare le sfide della vita.
Il caso di Sinner, ad esempio, mostra che l’impegno implica anche il saper dire di no. Dopo il successo a Wimbledon, ha rinunciato a partecipare al Masters 1000 di Montreal per tutelare la propria salute, dimostrando che le scelte responsabili sono fondamentali.
Crepet sostiene che educare alla fatica non significa infliggere sofferenza, ma insegnare a fare scelte ponderate e a gestire le responsabilità. Queste competenze si sviluppano attraverso esperienze concrete, fondamento per un’autonomia autentica.
Infine, Crepet paragona l’anima a un orto che necessita di cura. Relazioni, pensiero critico e coraggio non si sviluppano in modo automatico, ma richiedono dedizione e libertà.

